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Amour Fou,

Nicole


Alain Resnais mette in scena nel 1956 il gesto che ha posto fine al senso d’umanità che ci caratterizza dagli altri esseri senzienti. Hiroshima Mon Amour è un atto d’accusa trasformato in poesia, che contiene parole tanto delicate quanto velenose. Resnais è stato capace di condurre il pubblico tra i dialoghi ininterrotti dei due protagonisti, entrambi senza nome, maal contempo ci estranea ai loro reali sentimenti. Il film non vuole parlare chiaro, non vuole farci capire, il suo intento è ben altro. Non possiamo essere capaci di comprendere a pieno le loro esperienze, non avendole vissute (capo d’accusa nei confronti della sorte di Hiroshima devastata dalla bomba nucleare). Il monito è “quello che succede nel mondo ti riguarda, riguarda tutti noi, si riflette anche su di te e sulle tue relazioni”. Lui, Hiroshima. Lei, Nevers. Quale migliore pseudonimo. D’altronde i loro destini sono segnati dalle città da cui provengono, così come la storia e la cultura segnano profondamente ogni essere umano, limitando le nostre visioni o le scelte di vita, influenzando le relazioni personali. Lei visita la città giapponese come spettatrice, visita siti turistici, luoghi sacri ricchi di spirito e di cultura, solamente come ospite. Nel dialogo in stile “botta e risposta” che sentiamo in apertura, ci viene rinfacciato il nostro essere spettatori, assumiamo le sembianze della donna francese, rimasta affascinata dalla bellezza della nazione, come se nulla fosse mai accaduto. “Tu non hai visto niente a Hiroshima”.

Resnais sceglie di mostrare e di dimostrare la brutalità dell’uomo direttamente, contrapponendole all’abbraccio dei due amanti. Questo contrasto è onnipresente, a partire dal bianco e nero, continuando con i due protagonisti, l’uomo e la donna, e culmina infine nelle due città, Hiroshima e Nevers. La decifrazione del codice costruito da immagini e parole di senso, si rivela nei primi 15 minuti di film, ma solo in conclusione si riesce a provare quella sensazione di colpevolezza collettiva, che cresce in silenzio lungo tutto il film. Lui, Hiroshima, rimane deluso, spoglio e immobile, circondato dalla malinconia di ciò che una volta fu. Corpi cosparsi di cenere, polvere brillante, incastonati tra le macerie lasciate dalla bomba atomica, proprio come le ombre dei corpi, ora trasformati dalle radiazioni. La storia d’amore, incomunicabile ed impossibile, è tale perché la guerra ha tracciato un confine invalicabile di devastazione. La decisione è stata presa, la bomba è stata lanciata ben 80 anni fa, in quell’Agosto del ‘45, e il mondo ha scelto da quale parte schierarsi nell’esatto momento in cui è rimasto immobile, facendosi spettatore del crollo dell’umano. Niente potrà più essere come prima. Oppure si? Dopotutto lei “deve tornare a Parigi”, mentre il suo amante rimarrà soltanto un lontano ricordo.

Una rubrica di:  @nicovale_23