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Cose umane,

Francesco


È capitato ora che io, essere umano, debba varcare questa soglia. Occorre che l'attraversi, ma non solo: questo attraversare, che senza alcun dubbio so essermi richiesto, vuole che io sappia, che sia consapevole, che penetrando questo varco io sia cosciente del tumulto cosmico che prenderà piede tutto ad un tratto, sì, ma non certo per questo senza esser stato lungamente preparato non appena i miei piedi incontreranno il limite che ora mi si staglia di fronte. Non è questo per me un problema, sapete? Nient'affatto! D'altronde la stirpe mia di essere umano da tempo ormai racconta di una soglia tale come questa, del lungo viaggio che i miei avi compirono (del tutto simile a quello tramite il quale io quivi son pervenuto!) e del destino che, solenne, mi aspetta muto al di là del santo portale. Mi accingo quindi senza alcun remore a penetrare signori e signorine. Questa è la sfida mia! Che si sappia che ora vado e compio il mio destino. Eccomi. Muovo di passo, che il passeggiare..... è cosa umana.... eppure... cosa accade? qualcosa non torna, parmi che il corpo mio si rifiuti di avanzare, ma come?!?!?

Forse no. Dico, forse no.

Eppure questa soglia... questo attraversare.... Tutto parea fatto per me, e per la mia vita che solo questo compimento attendeva. Qualcosa è andato storto. Forse lo storto sono io. Meditiamo. Meditiamo gente... con calma! D'altronde cari miei... meditare è cosa umana.. E se compissi il sommo gesto così, come raccoglier fiori per le campagne, senza badare a tutta codesta importanza?? Forse è il caso di sdraiarsi, lasciarsi andare, di accasciarsi qua su queste fresche mura che fra i loro solchi ospitano questa leggera brezza e donarsi così, umano e carne umana, al lento fluire di qualsiasi cosa significhi esistere. Attraverserò così questa scomoda soglia: quando mi ci porterà ciò che essa in me scatena. Se non è questo il senso di questo mio attraversare, che altro può essere? Dev'essere sicuramente il compito mio adesso quello di ridurre questo attraversare a un onda fra le onde. Io non devo attraversare: è la soglia che deve attraversare me. E solo così sarò giunto a destinazione. Eppure queste mura così gelide gettano me e la mia carne nel pozzo di un languore che non conoscevo. Mi ci stritolano. E fra le onde increspate di questo mio sentire non avverto altro che la mancanza d'un timone. Cosa mi è successo?

O mio varco, o mia porta.. dove mi hai condotto, dove? Una vita umana come la mia, vissuta ogni momento nell'attesa di questo nostro incontro, di questa mia occasione. Io lo ammetto: ho vissuto tutto il tempo pieno di orgoglio per la felicità che sapevo avrei provato varcandoti, dopo aver preparato per così tanto tempo questo momento. Io ero convinto che tu, soglia, ora non mi avresti fatto passare se non ne fossi stato meritevole, ed adesso che scopro che non è così, che niente di ciò che m'ero convinto di dover essere mi ha davvero permes- so di oltrepassarti, rabbia e vergogna si prendono possesso del mio cuore. Soglia, se adesso in me non c'è più senso, se ora il mio cuore è perso nella nebbia dei miei pensieri, parlami. Parlami soglia, chiamami e io risponderò... Nominami soglia, nominami e io da te verrò. Raccontami soglia, racconta ciò che di me io cieco non vidi e sordo non sentii. Da dove venisti? Che gente incontrasti? Chi pose le pietre che decise ti tengono in piedi? Fu amore o fu odio?

O fu altro che celi in questa luce che tieni?