Gran Torino,
Matteo
Da tifoso granata ho sempre avuto un debole per questo film... il suo titolo mi ha sempre riportato all'invincibile squadra del Grande Torino degli anni '40 scomparsa in uno schianto del loro aereo, sulla collina proprio sotto la basilica di Superga come a voler immolarsi al sacro cuore della città che rappresentavano con i propri colori. Gran Torino è invece un film di Clint Eastwood intitolato a quell'auto, una Ford del '72, che gli americani vollero dedicare alla Detroit Italiana sede della Fiat e della Lancia. Se dovessimo, noi maschi della generazione X, pensare a qualche cosa di tanto americano nella nostra coscienza verrebbe subito in mente lei... la gran Torino del '72 la co-protagonista dei telefilm Starsky & Hutch. La Gran Torino è l'auto d'epoca di Walt, uno scorbutico e solitario vecchio, che tutti vogliono ma che solo chi è degno potrà guidare... è solo un miraggio che non tutti possono realizzare... e noi spettatori lo capiremo soltanto alla fine del film, alla lettura del suo testamento olografo, con cui, nel suo linguaggio rituale, trasmette la tradizione al suo iniziato, lasciando la gran Torino a chi ne era figlio spirituale. Gran Torino è il manifesto di un'America multirazziale, quella del midwest, in cui la forte identità americana fatta di senso di appartenenza, di bandiere a stelle e strisce, birra e fucili a pallettoni si fonde, come in un ossimoro, con i geni di una civiltà nata da una miscellanea di etnie tutte importate e tutte alla ricerca di libertà. Questa contraddizione ha portato e porta purtroppo a drammatiche crisi razziali ma anche all'identità di un popolo che si è sempre posto a difesa del prossimo, in nome dell'ideale di libertà principio fondante della propria costituzione. Gran Torino è un inno alla identità e alla accoglienza al tempo stesso... Un inno alla libertà contro l'ingiustizia ma non solo... un inno ad una libertà di ordine superiore, quella interiore, quella di un uomo che conosceva meglio la morte che la vita e che per questo le va incontro libero e con la pace nel cuore. La storia è quella di un'iniziazione alla vita di un giovane e, come in tutte le iniziazioni, la trasmissione di un'influenza spirituale, compiuta da un maestro risvegliato al proprio essere da un'intuizione femminile, nel film rappresentata dalla sorella del ragazzo a cui Walt corre in soccorso.

È sempre lei la Beatrice che apre il cuore dell'eroe dai mille volti... È proprio tale funzione di eroe inconsapevole di quartiere che porta Walt a scoprire il suo posto nella vita e il suo cammino verso la morte, la libertà di accettare la sua malattia fino a compiere il consapevole sacrifico sull'altre della giustizia e della libertà. Walt cade in terra come un uomo in croce ...l'atto sacro è compiuto ...è ora al centro ...ha realizzato le sue possibilità individuali è giunta l'ora di trascenderle. E noi ...spettatori ...ne intuiamo l'armonia nella magia delle note finali scritte dallo stesso regista protagonista e produttore Clint Eastwood. ... il La Gran Torino sui titoli di coda, corre sulla strada tra terra mare e cielo, percorre la via di mezzo sacro è compiuto, la tradizione è trasmessa, la Gran Torino sarà guidata da chi proseguirà a trasmettere i principi di giustizia e libertà.