Che cosa vuol dire Stritti e com’è nato?
Inizio nell’83, avevo dieci anni, vedo un ragazzo che faceva le “wave" e ho avuto un flash allucinante. Negli anni ’80 non era come oggi... non c’era niente e per vedere qualcosa dovevi faticare. Da quella esperienza, vado a casa, provo a imitare quel ragazzo ma non ci riesco. In prima media poi vidi un altro ragazzo che ballava e decisi di farmi insegnare. Da lì sono partito col ballo, in quanto prima disciplina che negli anni ’80 si iniziava ad intravedere, di rap allora ce n’era ancora poco e niente. Verso la fine di quel decennio provo anche a creare delle basi, ricordo che comprai un campionatore, un computer e nel ’97 creai il mio primo demo autoprodotto e più tardi iniziai anche a scrivere testi rap. Devo ringraziare, Iron Glass (della Ancona Zulù Crew) che ad un certo punto mi prese sotto la sua ala protettiva, portandomi a fare un giro nel mondo dell’hip hop. Ad oggi, posso dire di aver toccato tutte le discipline. Quella principale è sempre stata la danza ma allo stesso tempo produco, rappo... qualsiasi cosa. Gli ultimi dischi sono andati piuttosto bene, qualche pezzo è andato su radio Capital, radio DeeJay, e un album è arrivato trentaduesimo in una classifica giapponese su songstats. Un libro che risponderebbe completamente a questa domanda è “due estati più avanti” che ho scritto per spiegare la storia di come è nato l’hip hop nella zona anconetana e come l’ho visto crescere anche in altre numerose zone d’Italia.
Nell’86, in primo superiore, conobbi Massimo Russo, un anno prima uscì Street Dance dei Break Machine. Massimo, in arte Street e io in arte Dance, ballavamo insieme solo che lui era un po’ in carne ed io ero secco secco tanto che tutti chiamavano Stritti a me.
Che peso hanno l'underground ed il mainstream su un artista?
Allora, l’underground è bello proprio perché è un campo libero e puoi esprimerti senza ostacoli. Il mainstream, si sa, è un po’ più guidato ma questo non vuol dire che non hai libertà espressiva. Un
esempio, è Tormento, mio amico d’infanzia, è uno di quelli che ha mantenuto, anche nel mainstream, sé stesso... che poi il pezzo può essere più o meno commerciale, lui comunque rimaneva Tormento. È quindi l’artista che decide se il messaggio deve cambiare oppure no. Se invece parliamo di un artista alle prime armi è più probabile che le case discografiche riescano a pilotarti maggiormente. È successo a molti artisti, tanto che dopo poco tempo hanno abbandonato.
Quindi si, il mainstream può mantenere gli stessi messaggi dell’underground ma bisogna comunque essere consapevoli di ciò che si vuole fare, senza cadere in compromessi.
Come mai hai scelto Guru come fonte d’ispirazione per il tuo disco?
Chi ama davvero l’hip hop, deve ascoltare tutta la musica da cui questo è composto: il jazz, il soul l’R&B, in quanto conseguenza di ciò che è venuto prima. L’hip hop è composto da sample e i sample sono altra musica, la curiosità è essenziale... è a questa che devo la mia cultura musicale. Una cosa che ho amato alla follia è il momento in cui è stato campionato il jazz. Quando iniziai a sentire Quincy Jones insieme a Big Daddy Kane, con Jazz Corner Of The Word, già era successo qualcosa nell’hip hop. Gli Stetsasonic, i Gang Starr come colonna sonora per il film di Spike Lee... e naturalmente poi JazzMatazz di Guru che era composto da basi prodotte da lui, sommate a musicisti jazz, al rap e alle voci di altri artisti soul. Io impazzii completamente e ricordo che pensai: “io voglio fare questo” ...ma per riuscirci c’è voluto tempo. Guru di nome e di fatto. Ricordo che Alessio Bertallot su Radio Capital disse: “ Mi piace da morire questo disco perché è impossibile capire dove inizia il loop del campione e poi il musicista” - ed era proprio quello che volevo.
Come si può riportare in Italia un sano rap derivante da una forte cultura?
In Italia forse ci vorrebbe un miracolo ma c’è da dire che alla lunga la gente si rompe i coglioni del futile... Negli ultimi anni, un sacco di ragazzi sono ritornati al rap “conscious” e questo è merito proprio del “nulla" e della lotta contro la repressione... pensate al nuovo DDL. Per esempio, adesso c’è una giovane scena anconetana che rispetto un sacco: loro hanno studiato gli errori delle generazioni precedenti per fare un passo in avanti, con la voglia di tornare a quel sano rap di una volta. Quindi penso che sia solo una questione di tempo. Credo comunque molto nelle nuove generazioni, infatti è dal ’97 che insegno la cultura hip hop nelle scuole e sento che i ragazzi ti ascoltano, hanno fame di sapere e di crescere. È anche per questo che spesso mi porto dietro i ragazzi alle jam e cerco sempre giovani collaborazioni... non voglio tenere tutto per me, mi piacerebbe lasciare il testimone a qualcun altro.
Come si è vissuto e come si vive adesso l’hip hop in provincia?
Negli anni ’90 ci fu la vera Golden Age di Ancona fino poi agli 2000 in cui la scena era ancora parecchio viva. Qui da noi, in quel periodo sono venuti un sacco di nomi importanti grazie ad Iron Glass. Il limite della provincia è che devi fare il doppio del lavoro. Non ti devi fossilizzare qui ma uscire fuori e prendere spunto dalle grandi città per portare ciò che da te non è ancora arrivato. L’importante è creare connessioni... è così che ho conosciuto e portato grandi nomi ad Ancona. Sono trentacinque anni che organizzo eventi con l’intento di portare avanti la scena, divertirsi insieme e dare vita a nuove connessioni. Se tutta la provincia si unisse, il concerto grosso lo puoi fare anche qua, è solo questione di volontà. Dopo il 2010 invece è iniziato il declino, forse a causa di divisioni e disparità che si sono venute a creare.
Quanto tempo daresti alla trap?
La trap è già morta, ha già dato tutto in questi dieci anni. Un po’ come la drum and bass che sembrava la svolta ma poi è andata in declino. Molti trapper oggi si sono buttati su altri generi più melodici per rivendersi e staccarsi da quel mondo. La trap rimarrà sicuramente per chi piace ma diventerà un genere quasi di nicchia.
Stritti... oltre i confini della provincia
Stritti scopre l'hip-hop nell'83 tramite la danza e da lì non se ne staccherà più. Figura di spicco nella scena anconetana e non solo che nella sua carriera ha esplorato le varie discipline hip-hop e le sue origini.


