
“Anemoia” descrive la nostalgia di un tempo mai vissuto. Da questa sensazione nasce l’idea di osservare luoghi abbandonati come testimonianze silenziose del passato.
Gli spazi dismessi portano le cicatrici della vita che li ha attraversati. Oggetti dimenticati, pareti rovinate, arredi consumati dal tempo raccontano storie sconosciute, ma che suscitano comunque un senso di familiarità. In questi luoghi, la memoria non è diretta, ma suggerita: invita a immaginare, a ricostruire con la mente ciò che è stato.




L’interesse non è tanto nella decadenza in sé, ma in ciò che rappresenta: il passaggio del tempo attraverso la trasformazione e l’assenza di vita umana. L'abbandono diventa così un punto di contatto tra passato e presente, tra chi c’era e chi guarda ora.






