
Andrea Costantino,
Mordere alla radice

Che ruolo hanno i fili nella storia?
Il ricamo è una scelta ben precisa: quella di rivestire le fotografie di un ulteriore livello di intimità e di senso di cura o di conflittualità, verso una dimensione così interna ed inconscia per i personaggi da essere intraducibile per chi guarda dall’esterno. Di conseguenza, il ricamo emerge come un tentativo di sutura tra il punto d’origine e il necessario allontanamento da esso. È, inoltre, un umile tributo alla forza poetica di Maria Lai, che con i suoi fili ha aperto varchi per sognare e ha reso tangibili legami talvolta invisibili o lontani dalla realtà fino ad allora.
C'è un punto o delle particolari condizioni in cui vi sia la possibilità che il filo che ricama il nostro io si possa staccare dalla radice?
Credo che bisogna staccarsi dalla radice per poi riconquistarsi e convertire un fatto passivo, quello dell’essere generati, in una ricerca attiva, quella di proporre i propri nuovi fili nell’ incontro con l’origine.

Credi che l'individuo possa mai staccarsi dal nido che l'ha formato e trovare realmente "sé stesso" (ammesso che ci sia) o che il carattere dell'individuo si trovi proprio in quella formazione dovuta al nido?
Sono certo che la maggior parte di noi se lo sia chiesto e se lo possa chiedere a qualsiasi età. Io vedo quello che succede nella mia famiglia, e a come si influenzano la sua storia e la mia visione. Parlare in termini universali sarebbe ridicolo, ed è il motivo per il quale sono davvero curioso della reazione di chi si confronterà con questo progetto, che sia con il libro, con la musica o con gli allestimenti che proporremo. Durante gli eventi per il pubblico proveremo ad innescare la partecipazione delle persone, preziose per il nostro progetto, che vuole essere un contenitore e non un pacco già confezionato. Mordere alla Radice vuole suggerire e non esporre. Tra l’altro, nel libro è presente una cartolina, su un lato vuota e sull’altro riempita dal testo del brano che ho dedicato al tema. Ognuno può completare la riflessione di Mordere alla Radice usando la cartolina a proprio piacimento: trasformandola in una pagina di diario, in una lettera a qualcuno, in uno sfogo liberatorio, oppure in un messaggio dedicato alle proprie radici o al futuro.

Cosa ti ha spinto a definire questi temi in un'era sempre più rincorrente l'individualismo?
Spesso ci diciamo di volerci sentire liberi. Lontani da guerre e prigionie, qui molti di noi hanno la fortuna di pensare alla “libertà” in altri termini, come di un orizzonte salvifico che si può acquisire e costruire seguendo percorsi indirizzati. Probabilmente la falla sta nel considerare il significato della “libertà” al singolare, quando invece quei fili che ci legano tra noi sono i veri perni delle nostre vite e delle direzioni che possiamo prendere. Io la penso così, anzi sento il bisogno naturale di sapere che è così. Siamo necessariamente e costantemente ri-definiti dalle relazioni. Personalmente, ho avuto il privilegio di spostarmi in molte città negli ultimi anni, conoscere persone, storie e visioni decisamente diverse tra loro, e adesso sono tornato dove tutto è iniziato. È stato inevitabile che certi pensieri iniziassero a ronzare nella testa, forse per riunire tutte le mie diverse tangenti in un unico luogo, dentro di me. Mordere alla Radice, in ogni caso, tratta anche la solitudine del protagonista, a distanza da chi e ciò che lo aveva definito prima di allora. Questo momento è inteso come una necessaria presa di coscienza, e non come un sintomo di inadeguatezza.

In una società che tende a chiudere e limitare gli artisti in categorie ristrette, perché scegliere di romperle attraverso un’ampia interdisciplinarità dell’opera?
Le varie forme di Mordere alla Radice sono fasi diverse dell’esplorazione di una crisi, quella del distacco. Ad ogni modo, la crisi può e anzi deve essere intesa come un’opportunità per riconoscersi senza timore e risolvere quel senso di colpa che fa eco alla tradizione cattolica e alla cultura italiana. Il ricamo accade alla fine: è una scelta attiva che parte dai soggetti. L’interdisciplinarietà non è stata una scelta. Piuttosto, il desiderio di approfondire il tema ci ha portato a voler esplorarlo con più linguaggi, con l’obiettivo di renderlo fertile ed accessibile. Probabilmente la sua natura variegata dimostra la complessità del rapporto con l’appartenenza, essendo altamente intimo nell’esperienza personale di ognuno/a e al contempo osservabile da un punto di vista storico e sociologico.
In collaborazione con Malelingue Edizioni.
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Che cos'è Mordere alla Radice?
Mordere alla Radice è il desiderio di capire il proprio rapporto con l’appartenenza, con il nido originario da cui si tende a distaccarsi, lasciando o portando con sè nodi, segni e modi di interpretare il mondo fuori da esso. È un progetto interdisciplinare, dove convergono fotografia, arte tessile, musica e video, che insieme indagano sull’identità come scoperta, sulla relazione tra il creato e chi lo crea, tra il generare ed il possedere.