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Sottrazioni,

Maria Elena


Sottrazioni è un’opera che prende forma attraverso la tecnica del monotipo, un processo di stampa in cui la pittura viene applicata su una superficie per essere successivamente trasferita – in questo caso sulla carta – tramite pressione. Tuttavia, l’opera sovverte la logica tradizionale della stampa: ciò che si imprime non è tanto il gesto creativo quanto il tentativo di cancellazione, utopico, potenzialmente infinito. L’intervento reiterato dell’acqua agisce come agente di dissoluzione, rimuovendo progressivamente il colore e lasciando sulla carta tracce fragili, sbiadite, indelebili nella loro incompletezza.



Il risultato è una serie di impronte visive che evocano esplicitamente la dimensione del sangue e della perdita, in riferimento diretto alla condizione contemporanea, segnata da guerre e conflitti. Ogni passaggio del processo coincide con una sottrazione – di materia, di segno, di presenza – fino a ridurre l’immagine a una memoria liquida, a una testimonianza labile che però resiste alla cancellazione.

L’opera si compone di 33 stampe e alcune boccette contenenti il liquido residuo utilizzato durante il processo: pigmento, acqua, tracce simboliche di sangue. Questi contenitori assumono un valore concettuale, cristallizzando un ciclo altrimenti infinito. Racchiudere il liquido diventa un atto necessario per interrompere, almeno simbolicamente, una dinamica di sottrazione senza fine.

Sottrazioni è una riflessione sulla tensione tra memoria e oblio, tra desiderio di rimozione e impossibilità di cancellazione. Il tentativo di lavare via il sangue si rivela utopico, poiché ciò che si cerca di eliminare – la violenza, la perdita, il trauma – lascia sempre una traccia. L’opera si configura così come un gesto reiterato e appassionato, in cui la negazione stessa diventa forma e contenuto.




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