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Cosa vuol dire per te espressione?


Uhm… subito una domanda da un milione di dollari.

Se penso alla (mia) forma di espressione, ti direi che la sento come una forza naturale e necessaria, per me stesso e per il mio benessere, fisico e mentale. Una necessità interiore. Qualcosa che in maniera naturale viene fuori in diversi campi di applicazione e con diversi media (ad esempio @smogmuseo). In generale, mi piace pensarla anche come una forza misteriosa che attinge al nostro subconscio e al nostro lato più nascosto per venir fuori in maniera del tutto diversa (da artista ad artista e in ogni campo).

Quello che faccio è qualcosa che ho fatto sin da bambino, non so perché… poi ho avuto la fortuna che quel “gioco” diventasse, seppur filtrato in qualche modo, la mia professione… ma è qualcosa che facevo anche prima e che avrei continuato a fare anche qualora  fosse rimasto solo un hobby o un gioco “artistico”.



Le tue opere rimandano ad un immaginario appartenente alla cultura pop, come ti relazioni a questa?


Sono cresciuto nell’Italia di fine anni 80, quella del boom economico, del consumismo, della “Milano da bere” e questi concetti “commerciali” li porto dietro e mi piace inserirli in qualche modo, seppur in maniera ironica, in quello che faccio.

Anche nell’arte ho sempre apprezzato quella corrente e artisti come Warhol, Lichtenstein, Wesselmann, o artisti più “street” come Basquiat, Haring o il più recente Shepard Fairey. Forse però, nella storia, la figura più vicina al ruolo di illustratore / artista “moderno” è quella di Fortunato Depero, personaggio e artista geniale che sin dagli anni 30 inizio a legare le sue opere artistiche a grandi brand “pop” e pubblicitari dell’epoca.


Come ti sei avvicinato al collage?


Qui mi riallaccio un po’ alla prima domanda… e cioè… non saprei risponderti :) … nel senso che è venuto tutto in maniera naturale e (forse) casuale. Ho sempre avuto la passione del disegno, disegnavo mostriciattoli, alieni e pupazzi sui quaderni di scuola ma allo stesso tempo, mi divertivo già in quarta-quinta elementare e creare personaggi strambi con pezzi di carta e ritagli di giornale. Incollavo teste di animali su corpi umani e viceversa, oppure teste giganti su corpi piccoli e intorno ci disegnavo con i pennarelli. Ecco, tutto credo sia nato da lì, anche se poi per anni ho messo tutto da parte, facendo scuole e scelte del tutto sbagliate e molto poco “artistiche” :)

Però poi alla fine quella forza “misteriosa” di cui parlavamo all’inizio è venuta fuori.

Non so se chiamarla forza espressiva o con qualche altro nome… ma è una sorta di fiume in piena che puoi provare a contenere, per brevi periodi, ma che alla fine esonda e viene fuori.

Nazario Graziano,

Espressione fuori dai margini

Preferisci creare in analogico o in digitale?


Allora, qui va fatto un distinguo e cioè bisogna capire che accezione ha la parola “creare” nella tua domanda.


Parlando di digitale e partendo dal fatto che sono un illustratore professionista, il digitale è uno strumento sia artistico sia “pratico” in quanto mi permette di “creare” appunto illustrazioni editoriali o legate a brand e progetti commerciali, che per esigenze, brief e tempistiche sarebbe impossibile realizzare in analogico.

Il “creare” che mi fa anche pagare le bollette :) se vogliamo essere venali!


Ovviamente lo stesso processo digitale mi permette di creare anche illustrazioni e collage-digitali puramente artistici e personali, che poi sostanzialmente sono quei lavori che tanti anni fa, a piccoli passi e un po’ per gioco, mi hanno fatto apprezzare e conoscere a livello internazionale come illustratore, dandomi poi piano piano la possibilità di legare il mio stile e il mio “mondo” a brand, magazine e progetti sia nazionali che internazionali.

Se poi parliamo di analogico, ci avviviamo al concetto di “artigianato”, del “fatto a mano”, del classico processo creativo, senza brief, senza vincoli, in cui ci sei tu e la classica “tela bianca”. Un creare in cui ti sporchi le mani di colla, vernice, inchiostri, etc…

Spesso fare collage e soprattutto collage analogici, è una sorta di cura dell’anima e della mente, qualcosa che mi prende per ore e mi fa staccare da tutto.

Inoltre per uno come me che passa più di 8 ore al giorno davanti a uno schermo, il collage analogico è un toccasana anche fisico.


In conclusione posso dirti che sostanzialmente non c’è un processo preferito, diciamo che è il mio modo di illustrare e fare collage che si adatta alla richiesta del momento, con le dovute differenze ed esigenze del caso.

instagram artista: @nazariograziano