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I porti,

Anonimo


Ho sempre trovato affascinanti i porti. Ho sempre trovato affascinanti diverse cose, ad esempio il mare, i fiumi ed i laghi, oppure i tramonti, o quei momenti in cui da un balcone ti fermi a guardare la gente che passa. Col tempo a questi fascini ho cercato un senso: il mare, i fiumi ed i laghi non stanno mai fermi, anche il lago più piatto avrà qualche piccola onda, una lotta continua contro la battigia; i tramonti rendono magico ogni momento, anche il più brutale; guardare la gente che passa da un balcone è osservare frammenti di vita di sconosciuti, senza sapere il loro passato ed il loro futuro, solo una parte del loro presente, tutto questo senza interferirne, standosene un po' nascosti. Mi è capitato proprio ieri di fare una passeggiata al porto con uno dei miei amici, e stando lì ho cominciato ad interrogarmi sul fascino che mi imponeva quel posto. La conclusione che ne ho tratto è questa: il porto è un punto di partenza di un viaggio, di una storia, ed allo stesso tempo un punto di arrivo. Sotto questo punto di vista il porto acquisisce certamente un fascino.

Però io mi chiedo se queste ragioni che trovo dietro quello che mi emoziona non siano solo congetture artificiali, che certamente seguono un filo logico, e magari aggiungono del pensiero a quell'emozione, ma non ne sono la vera causa. Se il motivo del fascino di queste cose fosse solo una spinta nascosta, irrazionale, qualcosa di superiore ma che al tempo stesso viaggia a vibrazioni basse, impossibili da catturare. Che il potere di questi momenti sia intrinseco a loro, impossibile per noi da capire, ma che possiamo sentire benissimo. In questo caso starei solo pensando troppo in quei momenti, forse dovrei lasciare che facciano il loro corso senza interpellarmi a riguardo. E allora tutto quello che colora la nostra vita sarebbe in mano a qualche forza superiore?