Passa al contenuto

"the dream"

Qual è il tuo rapporto con la realtà?


Non saprei descrivere esattamente in che modo mi rapporto alla realtà, in quanto credo cambi di anno in anno, influenzato da esperienze e prese di coscienza. Per quanto riguarda il processo di ideazione di un’immagine, però, credo di ricercare nel routinario della realtà un qualcosa che possa sublimarsi, che vada oltre la sua fermezza e concretezza, che trascenda la sua mera funzione o utilizzo. Cerco infatti di trovare negli oggetti un valore, una luce, qualcosa che li renda protagonisti dello scatto, rappresentandoli a volte nella loro naturalezza, altre volte interagendo con loro attraverso sovrapposizioni o accostamenti.

Quanto le tue foto sono collegate al tuo passato?


Più che al mio passato credo siano collegate al mio presente e al mio tentativo di rimanerci aggrappata in qualche modo. Ho iniziato a scattare anni fa, inizialmente con il desiderio di poter concretizzare il ricordo, che altrimenti rischiava di svanire con il tempo. Mi sono resa conto che tendevo a dimenticare molte cose, bei momenti, belle sensazioni, elementi che avevano in me una risonanza emotiva. Con la fotografia, riuscivo invece a ricordare momento e luogo esatti dello scatto, idee, sensazioni; per me questo era inappagabile. Tutt’ora ogni volta che riguardo uno scatto mi piace poter ripercorrere mentalmente tutto questo.

Le foto che scatti, le scatti per te o per suscitare qualcosa negli altri?



Come detto precedentemente, sicuramente la fotografia ha un valore importante per me. Inoltre, a volte mi capita di avere un’idea, una visione ben precisa con soggetti, luci, colori, e poterla realizzare nel concreto è molto spesso una sfida personale. Non so se i miei scatti abbiano un’effettiva risonanza negli altri. Non lo pongo come obiettivo principale perché credo che la fotografia sia molto soggettiva ed è difficile poter creare qualcosa che sia universalmente apprezzabile o che possa suscitare qualcosa. Alcune immagini ci toccano, ci emozionano, altre ci lasciano indifferenti; dipende dalla nostra sensibilità, dai nostri gusti. Non mi aspetto che le mie fotografie suscitino qualcosa in chi le guarda, ma se così fosse, ne sarei sicuramente grata e ulteriormente appagata.

Qual è il tuo rapporto con il territorio?



Nelle mie fotografie l’elemento naturale è molto presente, ma questo non è necessariamente sinonimo di un forte legame con il mio territorio. Vivo e fotografo le mie zone perché fanno parte della mia quotidianità, ma credo di fotografare la natura soprattutto per un motivo: è un campo di prova e di sperimentazione che non giudica, che ti lascia il tuo tempo. Nelle mie sessioni fotografiche mi capita di fare moltissimi scatti e di impiegare molto tempo per una sola immagine finale; se dovessi scattare una persona, questo difficilmente sarebbe tollerabile. In un ambiente naturale, invece, non ci sono pressioni o sguardi irritati; tutto è lì, a disposizione e silenziosamente collaborativo.

Perché the dream? Cosa sogni di notte?


Quest'immagine composta nasce dall'accostamento di due foto, fatte nello stesso giorno a casa mia. L’immagine del kaki in particolare è frutto di un’osservazione scrupolosa: non l’avevo mai assaggiato prima e volevo analizzarne texture, colori, profumo. Osservandolo ho notato la presenza di una parte ammuffita e mi sembrava interessante poter accostare le due parti, quella ‘sana’ e quella ‘malsana’. Questa coesistenza era reale, la potevo vedere e toccare; tuttavia, era temporanea. Avessi aspettato qualche giorno in più, probabilmente il kaki sarebbe diventato completamente scuro, perdendo di consistenza e sapore gradevole. Da questo il collegamento con il sogno: la foto ha racchiuso il kaki in una condizione di limbo perpetuo, in un tempo che non retrocede né avanza, quasi come accade nel sogno, in cui ci sembra vivere un tempo non scandito e in cui le condizioni di logica che regolano la vita ‘reale’ vengono meno. Per questo carattere di quasi immobilità nel tempo, ho deciso poi di aggiungere a sostegno una seconda immagine, quella di una sorta di involucro che è rimasto aggrappato a terra per giorni, nonostante le fortissime folate di vento.

instagram ackrtista:  @saraissick

Sara Biducci

Proteggi, non ti voltare


Bio


Sara Biducci, 24 anni, nata a Fabriano. Mi sono avvicinata alla fotografia circa nove anni fa, in modo del tutto casuale, con una macchina fotografica trovata a casa. Nonostante i primi tentativi un po' più "sperimentali", spaziando dai ritratti alla street photography, ho cercato di individuare nel tempo uno stile più personale. Ad oggi non credo di aver raggiunto in via definitiva un mio stile, cerco ovunque ispirazione e nuove idee, che a volte decostruiscono mie convinzioni passate. Anche se senza particolari basi teoriche, in modo amatoriale, mi sono sentita da subito estremamente legata alla fotografia; per questo motivo l'ho resa la mia principale maniera di espressione artistica.