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Introduzione


Suoni recisi, interruzioni, un’impronta da free jazz. Si chiama Fantasieß ed è l’ultimo album di Margo Sanda, produttrice musicale, cantautrice e artista multimediale. Il primo pezzo si chiama Finale e già il dislivello nominale proietta un luogo confuso e caotico. Fantasieß dà l’idea di avere un fine specifico: impressionare. I pattern sempre diversi e gli attacchi inaspettati hanno la stessa potenza di una mina. In mezzo a questa grande confusione e frenesia, verso la fine l’album rivela gradualmente un’anima romantica che regala una lenta consapevolezza sul significato che ogni ascoltatore intende attribuire. L’agitazione, il disordine e l’assenza di controllo ci inducono a non dimenticare che in fondo quest’album è come alzare gli occhi al cielo di notte puntando alle stelle e ricordandosi dell’universo di caos incomprensibile in cui trascorriamo i nostri giorni.

-Quot Homines


Come definiresti il genere di Fantasieß?

Collage Avant Queer Non Songs

Fantasieß è un lavoro di ricerca della sorpresa, di stretching del possibile, studio del ritmo, collage di incontri acustici e free impro midi, con un cuore pop.

Cosa ti ha portato a sperimentare così tanto? Quali sono le tue influenze?

Sperimentare è, per me, sinonimo stesso di fare musica. Da quando ho iniziato, è sempre stato ciò che cerco di fare, indipendentemente dal fatto che il risultato venga poi percepito come “sperimentale” o meno da chi ascolta.

Per me significa imparare continuamente cose nuove — che siano teorie musicali, tecniche strumentali, oppure pratiche di registrazione e manipolazione del suono in DAW. È ciò che mi dà più gioia ed è anche uno dei motivi principali per cui ho scelto di dedicarmi alla musica in questo momento della mia vita: la sensazione di scoperta, il riuscire a mettere insieme elementi che non avevo mai sentito combinati prima.

Detto così può suonare ingenuo, e non credo di aver inventato nulla di nuovo. Lo racconto semplicemente come il mio modo personale di lavorare e come qualcosa che mi genera felicità, energia e una certa euforia mentale e fisica.

In qualche modo, ogni nuovo album che faccio è anche un modo per dimostrare qualcosa a me stessa, per spingermi un po’ più in là e alzare ogni volta l’asticella di ciò che penso di essere in grado di fare.

Le influenze sono moltissime e arrivano da mondi diversi: dal pop commerciale, all’alt/art pop, all’avant-garde sia elettronico che non, fino a territori più esplicitamente sperimentali e la free impro sopratutto tutta quella che ho visto dal vivo da quando mi sono trasferita a Copenhagen.

Cosa ti spinge a fare musica? Qual è il messaggio?

Innanzitutto è la gioia che provo nel farla, che mi spinge a fare musica, un po’ come dicevo prima. Creare musica per me è pura magia. Ho iniziato “tardi” rispetto a molte altre musiciste. Ho, diciamo, fatto un cambio carriera a metà dei vent’anni. Avevo studiato design e lavoravo come grafica, ma ho capito che quella strada non faceva per me. La musica è nata dalla passione, dalla voglia di dedicare la mia vita a qualcosa che mi emozionasse davvero e che avesse un senso profondo. E il senso beh è lo scoprire e lo scoprirsi. Allargare, graffiare lo spazio e i confini attorno. 

Che rapporto hai con la tua musica?

È un rapporto decisamente complicato. Amo quello che faccio, ma, come ogni cosa che si vive intensamente, è attraversata da temporali e precipizi, dubbi e angosce. Creare è per me un atto di estrema vulnerabilità: un luogo in cui convivono meraviglia e inquietudine, fiducia e incertezza. Forse è proprio questa tensione costante a tenermi in movimento


Ascolta l'album!

 https://on.soundcloud.com/czxmVf6m3FfLSSrnNr.